Lazio Club Velletri
Circolo Velletri Biancazzurra, già "Lazio Club Velletri".
Rifondato il 16 novembre 2024 e sito in Vicolo dello Stillo 2. Presidente Matteo De Cesaris. Vice Matteo Cupellaro.
La storia del Lazio Club Velletri - Si ringrazia Roberta Palumbo
Velletri, popolosa cittadina dei Castelli Romani, vanta da sempre la storia di roccaforte e feudo biancoceleste. Un vero e proprio Club che rappresentasse ufficialmente la fede sportiva di un’intera cittadina nacque solo nell’ottobre del 1976, due anni dopo il primo scudetto della Lazio. La tifoseria locale si organizzava, nel seguire la squadra, fino ad allora solo su iniziativa personale e fu solo la costituzione di un Club, ufficialmente riconosciuto, che diede modo nel tempo di accentrare interessi comuni, unire, conoscersi e farsi conoscere a Roma e ovunque si andasse in trasferta, avendo così anche connotazione ben definita e voce ufficiale all’interno dell’AILC (Associazione italiana Lazio Club), al pari di altri Club già iscritti da tempo. La sua costituzione fu solo la debita conclusione di quanto la passione sportiva di un gruppo possa far tanto, tantissimo per molte, moltissime persone, nate e cresciute con DNA biancoceleste. Il Lazio Club Velletri venne ufficialmente inaugurato nell’ottobre del ’76, alla presenza di Angelo Lenzini e Gino Camiglieri, accolti dall’appena eletto Presidente del Lazio Club Velletri, Mario Vecchi. Quella sera in rappresentanza della S.S.Lazio intervennero anche i giocatori Pulici, Agostinelli, Ammoniaci e Manfredonia, accolti festosamente dai tifosi di ogni età, con preziose targhe di benvenuto. Non mancarono omaggi tipicamente veliterni come il rinomato vino dei suoi rigogliosi vigneti, in dono ai graditissimi ospiti. Subito dopo il taglio del nastro inaugurale dei locali, si svolse una cena per festeggiare l’evento, in uno dei ristoranti più noti di Velletri il cui proprietario, di fede laziale, offrì spumante a iosa per l’avvenuta inaugurazione dello storico Club nei locali di via del Campo sportivo. Il Club venne poi trasferito in quelli di vicolo Giorgi, nel centro della città, per essere più facilmente raggiungibile da tutti i tifosi, vicino alla centralissima piazza Cairoli. Intere famiglie vennero coinvolte nella gestione del Club dove una volta accolti si potevano gustare tipici dolci casalinghi, dono delle mamme, nonne e zie degli iscritti, inoltre, venivano cucite bandiere e piccoli gadget da distribuirsi agli iscritti, durante il viaggio in trasferta al seguito della Lazio. La domenica che la Lazio giocava all’Olimpico, sugli spalti della Tevere veniva sempre issato lo striscione di rappresentanza del Club, preso in custodia a rotazione e per estrazione, dagli stessi iscritti. La prima ed indimenticabile trasferta venne organizzata il 17 Aprile del 1977: erano trascorsi esattamente 3 mesi dalla morte di Re Cecconi.
Il Lazio Club Velletri aveva nella presenza all’Olimpico tutte le domeniche e nell’organizzazione delle varie trasferte i suoi punti di forza insieme ad altre iniziative come tornei di carte e di biliardino. Al Presidente Vecchi, successe il sig. Franco De Santis e negli anni ’80 Walter Palombo. La vita del Lazio Club Velletri continuò fino agli Anni ’90 e oltre. Papà era in pensione e poté dedicarsi come voleva alle molte iniziative del Club, con maggior tempo e disponibilità. Solo alle soglie del 2000, la presidenza venne lasciata a Marco Petrilli, un giovane mosso da un forte ideale. La vecchia guardia ormai però non c’era quasi più, i giovani non erano più quelli della mia generazione e l’impegno assunto non fu gestito al meglio, le redini del Club non vennero tenute, forse, nel giusto modo e il Club venne così chiuso.
L'incontro con Giorgio Chinaglia - Si ringrazia Roberta Palumbo
Il viaggio verso Roma fu silenzioso e carico di occhiatacce, nemmeno tanto velate, all’insegna del ragazzino che non doveva esserci... Giungemmo in Via Col di Lana. Il cuore era a mille. Stavamo per mettere piede nella storica sede della Lazio! Tra poco, avremmo stretto a noi Giorgio Chinaglia! Il nostro Giorgione, Long John! Ci separava poco, ormai. Con l’emozione dipinta negli occhi, nella voce ma soprattutto viva nel cuore, entrammo nel palazzo ed il portiere dello stabile ci accompagnò all’ascensore. L’aria intorno a noi era rarefatta. Ci venne incontro un’impiegata, salutammo Gabriella Grassi mentre venivamo fatti accomodare nell’ufficio di Giorgio. Non mi ricordo nemmeno se respiravamo, tanto eravamo emozionati. Ad un certo punto, si aprì una grande porta in mogano. ”Giorgio! Giorgio!”: fu un solo grido. Eccolo il nostro Mito, eccolo il mio Campione! Alto, quant’era alto, un vero gigante e bellissimo! Molto meglio dal vivo che in tivù. Che gioia immensa! Che immensa emozione.
Giorgio indossava una camicia rosa pallido, pantaloni blu e due grandi, enormi mocassini. Tanto che mi chiesi se glieli avessero fatti su misura perché erano qualcosa che non avevo mai visto, ai piedi di un uomo. Ci salutò con cordialità e gentilezza mentre noi ragazzi ce lo stringevamo a noi come in una morsa! Pure l’intruso venne salutato. Giorgio si mise seduto in mezzo a noi, sul divano, ed iniziò a parlare con papà e zio del Club, della Lazio, mentre noi non riuscivamo a staccargli gli occhi di dosso, pendevamo dalle sue labbra ed era stupendo quel suo parlare Italiano con accento americano. Certe cose se non si vivono, non si possono capire. Noi, eravamo là, con lui, nel giorno del suo 37mo compleanno. Ci chiese in che tipo di studi eravamo impegnati, se andavamo allo stadio. Ed ecco che l’ospite non gradito diede cenno di sé, nonostante le raccomandazioni paterne e di tutti. Il tizio fece una battutina sull’ultimo derby dall’esito (per noi) infausto. Papà non parlò più mentre io guardai istintivamente i mocassini di Giorgio e la vetrata del suo studio. E poi chiusi gli occhi.
Mi ricordo che ci furono alcuni istanti di gelo. Mi aspettavo (e rido ancora oggi quando ricordo la cosa) uno dei proverbiali calcioni di Giorgio al malcapitato ragazzino ed il rumore di vetri infranti. Papà tentò di giustificarsi con mezze parole, dicendo che era il figlio di un collega laziale ma che il figlio... era di altro... mentre noi ragazzi lo fulminammo con occhiatacce varie.
Questo fu il solo piccolo neo di questo pomeriggio perché andò tutto benissimo. Dopo aver parlato ancora un po’, Giorgio venne nuovamente abbracciato da tutti noi per gli auguri, mentre scartava i nostri regali. Bello Giorgio nostro! Che tenerezza e quanta incontenibile emozione nel guardarlo negli occhi.
Dopo un po’, entrò un’impiegata con un cestello col ghiaccio. Giorgio fece saltare il tappo alla bottiglia di spumante che gli era stata portata e... via al brindisi: “Buon Compleanno, Presidente!".
Nel raccontare questo particolare episodio è come se tutto fosse avvenuto poco fa. L’emozione del ricordo è viva e lo sarà per sempre. Come rimarrà per sempre impresso nel mio cuore, il colore dei suoi occhi, buoni e pieni di bontà. Giorgio era così e noi tutti lo sappiamo bene.
Successivamente, ebbi modo di incontrarlo nuovamente, in occasione di una cena della Lazio con i vari lazio Club, al Midas Hotel di Roma. (...). A Giorgio, ho voluto un bene immenso, l’ho difeso e continuerò a farlo. E’ questa la promessa che gli feci tanto tempo fa e che gli ho ripetuto su quel legno che lo ha riportato finalmente a casa, a Fiumicino, lo scorso 15 Settembre. Con papà presidente del Club, ho vissuto intensamente gli anni della presidenza di Giorgione ed eravamo tutti presenti all’Olimpico, il 16 Ottobre 1983, per Lazio–Cosmos, quando Giorgio salutò il suo amato pubblico quando diede l’addio al calcio giocato.
Nell’infuocato momento del fondo classifica, qualche tempo dopo si decise di andare tutti in trasferta a Pisa col cuore in tumulto, in uno dei momenti più delicati, in una delle domeniche più drammatiche al seguito della mia squadra. La salvezza era tra le nostre mani, finalmente Giorgio in maniche di camicia, cravatta allentata, venne sotto la curva dello stadio per salutare e ringraziare tutti i tifosi che erano giunti fin là. Il suo fu un pianto liberatorio, come il nostro. Come ben sappiamo i guai non erano finiti per noi tutti... E la presidenza di Giorgio, sappiamo come terminò. Gli anni della Serie B e dei -9, videro sempre e comunque, il Club presente all’Olimpico ed in trasferta, con passione e spirito indomito. Furono anni difficilissimi, indimenticabili e molto sofferti.
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