Governato Nello


Nello Governato
Nello Governato nelle vesti di dirigente biancoceleste
Foto Liverani

Centrocampista, nato a Torino il 14 settembre 1938. Deceduto a Roma l'8 giugno 2019. Detto "Il Professore".

Cominciò la sua carriera nel 1954 nelle squadre giovanili del Torino dove giocò sia nel ruolo di centrocampista che di attaccante. Ammirevole, per quei tempi, fu il suo desiderio di non tralasciare gli studi svolti al Liceo Classico. Nel 1957/58 fu ceduto al Como dove rimase per ben quattro stagioni e dove si fece molto apprezzare per le sue ottime qualità di regista. Nella squadra lariana giocò 80 partite in Serie B, segnando 23 reti di cui 20 negli ultimi due campionati in cui interpretò brillantemente il ruolo di mezzala offensiva. La Lazio lo acquistò, fortemente voluto dal Presidente Massimo Giovannini, nel suo primo campionato di Serie B nel 1961/62 ma il giocatore risentì fortemente del clima di incertezza societario, dei cambi di allenatore che contrassegnarono quello sfortunato Campionato che culminò nel famoso episodio del goal "fantasma" di Seghedoni che costrinse ingiustamente la Lazio a restare nella serie cadetta per un altro anno.

Anche il ruolo affidatogli, quello di centravanti, non era adatto per le sue caratteristiche. Il giocatore fu impiegato per sole 11 gare, con 2 reti, lasciando perplessi i tifosi biancocelesti per la fragilità fisica e la mancanza di temperamento. Con l'avvento di Juan Carlos Lorenzo, il giocatore trovò la sua posizione ideale in campo. Regista con spiccate capacità di lettura delle gare e abile nel distribuire, con ambedue i piedi, palloni precisi e intelligenti ai suoi compagni d'attacco. Divenne uno degli artefici della sospirata promozione giocando 35 partite di altissimo livello. Il successivo campionato di Serie A vide Governato giocare in un ruolo che Lorenzo seppe ritagliargli perfettamente. In marcatura sul regista avversario ma senza mai rinunciare ad impostare l'azione offensiva. Giocatori come Rivera, Sivori, Bulgarelli, Suarez, Maschio, ecc., trovarono in Governato un avversario ostico, raffinato e al tempo stesso corretto, che faceva valere la sua tecnica elegante, senza alcun timore reverenziale. Queste attitudini originarono il simpatico soprannome di "Professore" che i tifosi laziali gli attribuirono.

Da ricordare, in quella stagione, anche uno splendido goal di testa contro il Bari, ottenuto con un ottimo stacco, da distanza notevole e con il pallone finito sotto la traversa. Le due stagioni successive confermarono le ottime credenziali di Governato che divenne uno dei pezzi pregiati della Lazio. Giocò 57 gare mettendo a segno 6 reti. La società romana non poté però opporsi, per motivi economici, al trasferimento del calciatore all'Inter euromondiale di Moratti nel campionato 1966/67. Governato, di indole tranquilla e dal carattere gentile, non riuscì ad affermarsi in quella compagine composta da fuoriclasse assoluti dalla personalità esuberante. Non riuscì a giocare nemmeno una gara e nel novembre 1966 fu ceduto al L.R. Vicenza dove riuscì a riprendersi disputando 16 partite. Molto avvilito e demoralizzato, accettò con entusiasmo di ritornare a Roma per contribuire alla risalita in Serie A di una Lazio nuovamente retrocessa. In questa seconda fase con la maglia biancoceleste giocò quattro campionati, due in Serie B e due nella massima serie, ridiventando quel superbo punto di riferimento che era stato in precedenza per altre 108 gare con 7 reti che portarono il totale nella Lazio a 236 partite con 16 reti in campionato, 14 presenze in Coppa Italia con 1 rete e 2 presenze nella Coppa delle Fiere.

L'avvento di Tommaso Maestrelli e l'età non più giovane, causarono la lista gratuita (insieme a Giancarlo Morrone e Rino Marchesi) e la cessione di Governato al Savona in serie C, dove la classe cristallina del calciatore si impose nel campionato 1971/72 quando diventò il perno del centrocampo dei biancoblù di Volpi per 29 gare. L'anno seguente giocò solo 6 gare anche a causa dei tanti acciacchi che una carriera lunga e impegnativa avevano determinato nel fisico del calciatore. Per la sua classe, la visione di gioco, il calcio preciso, la conformazione fisica (m 1,76 per kg 74) proporzionata, il carisma che gli derivava da una personalità strutturata e organica, Nello Governato può essere considerato uno dei migliori centrocampisti che abbiano vestito la maglia con l'Aquila. Non ebbe il successo che meritava perché militò in una Lazio modesta e sempre condizionata dai problemi economici. Uomo di vasta cultura, acuto conoscitore del mondo del calcio in tutte le sue sfumature, Nello Governato è rimasto nel suo mondo. Per diversi anni scrisse di calcio nella redazione romana di Tuttosport, nel 1983 divenne Direttore Sportivo della Lazio dove restò due anni prima di svolgere lo stesso ruolo nel Bologna. Ancora diverse esperienze in veste di dirigente le ebbe con la Juventus, la Fiorentina e con l'arrivo di Sergio Cragnotti, di nuovo con l'amata Lazio in veste di Amministratore Delegato e Direttore Generale.

L'uscita di Cragnotti determinò la cessazione del rapporto tra la società biancoceleste e Governato nel 2003. Nel frattempo la vena creativa di Governato si indirizzò nella scrittura e pubblicazione di numerosi libri e romanzi di successo ambientati nel mondo del calcio. Un mondo visto dall'interno e spiegato ai lettori con sobrietà ma anche durezza e realismo, un mondo intriso di miserie e poesia, vane illusioni e grandi ideali ma sempre analizzato in modo da far trasparire l'amore e la purezza che questo sport ancora è capace di suscitare negli appassionati. Ha scritto diversi libri: Un caso da gol - romanzo verità (casa editrice SEI di Torino 1976) insieme a Gianpaolo Ormezzano, Gioco sporco (Rizzoli 2004), La partita dell'addio (Mondadori 2007) sul calciatore austriaco Matthias Sindelar, Il sindaco pescatore (Mondadori 2011), insieme a Dario Vassallo, su Angelo Vassallo sindaco del comune di Pollica (SA), ucciso in un attentato il 5 settembre 2010. Ultimamente Nello Governato è stato relatore in diversi dibattiti organizzati dal Partito Radicale nell'ambito delle discussioni sulle libertà civili.


I funerali di Nello Governato
I funerali di Nello Governato
La pagina del Corriere dello Sport dell'11 giugno 2019 dedicata a Nello Governato

Scrive Il Messaggero il giorno dopo la scomparsa:

La Lazio piange Nello Governato, tra gli artefici dello scudetto del 2000.

E’ stato uno degli artefici della Lazio più forte di sempre. Nello Governato, centrocampista biancoceleste degli anni ’60 e ’70 e dirigente sotto la gestione Cragnotti, si è spento nella notte all’età di 80 anni. Nato a Torino il 14 settembre 1938, cominciò la sua carriera nelle squadre giovanili granata, ma non rinunciò portare a termine gli studi classici. Giocò nel Como e nella stagione 1961/62 approdò alla Lazio. Con l'avvento di Juan Carlos Lorenzo trovò la sua posizione ideale in campo: un regista ostico e elegante allo stesso tempo, dotato di classe sopraffina e grande visione di gioco. Caratteristiche che portarono i tifosi a soprannominarlo "Il Professore". Un epiteto azzeccato, visto che Governato era un uomo di grande cultura. Nel 1966 si trasferì all’Inter, dove non riuscì ad affermarsi come avrebbe voluto. Fu ceduto al Vicenza e nel 1970 tornò a vestire la maglia della Lazio. Il bilancio in biancoceleste, comprensivo delle due esperienze, è di 251 presenze e 14 reti. Niente male per un centrocampista.

Chiuse la carriera al Savona e, appesi gli scarpini al chiodo, lavorò come giornalista per Tuttosport. Nel 1983 divenne direttore sportivo della Lazio e dopo due anni migrò tra Bologna, Juventus e Fiorentina, svolgendo compititi dirigenziali. Con l'arrivo di Sergio Cragnotti, nuovo presidente della Lazio nel 1993, ricoprì il ruolo di amministratore delegato e direttore generale. Fece parte di quella squadra che negli tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 trionfò in Italia, ottenendo oltre a coppe e supercoppe nazionali, il secondo scudetto, e in Europa, vincendo Coppa delle Coppe e la Supercoppa UEFA. Lasciò la Lazio nel 2003 e si dedicò alla scrittura di numerosi libri e romanzi di successo, legati al calcio. "La S.S. Lazio, il suo Presidente, l'allenatore, i giocatori e tutto lo staff esprimono profondo cordoglio per la scomparsa dell'ex calciatore e dirigente biancoceleste Nello Governato e si uniscono al dolore della famiglia". Questo il messaggio della società biancoceleste, pubblicato sul sito ufficiale.


Il Corriere dello Sport dell'11 giugno 2019 ricorda così Nello Governato:

Sobrio, intenso, circondato da una partecipazione emotiva raccolta e silenziosa. L’ultimo saluto s’è consumato come Nello Governato avrebbe voluto e immaginato. Padre Leonardo, il parroco, lo ha tratteggiato in modo delicato, ricordando quando gli capitava di vederlo arrivare in leggero ritardo e si sedeva in posizione defilata, quasi in un angolo, della Beata Maria Vergine Immacolata, la Chiesa di via Cassia 1286. Ha scelto un brano del Vangelo secondo Giovanni, dedicato alla sapienza, sottolineando le confidenze e la complicità cresciuta negli ultimi dieci anni, da quando si era allontanato dal calcio, e nei mesi attraversati dalla malattia, in cui non mancava mai all’eucarestia domenicale. Un signore d’altri tempi. Nello era così. Amava la riservatezza, non gli piaceva apparire, preferiva restare dietro le quinte. Concedeva sostegno, amicizia e consigli, era attento, si dedicava al prossimo. Sua nipote Silvia, a messa conclusa, è scoppiata in lacrime tirando fuori l’intimità del rapporto con il nonno. Dino Zoff, vero amico, gli è stato vicino sino all’ultimo giorno e ha trattenuto a stento l’emozione. Come Dario Vassallo, il genero, marito di sua figlia Ilaria, fratello di Angelo, il sindaco pescatore di Pollica vittima di un attentato nel 2010, a cui aveva dedicato l’ultima fatica da scrittore.

"Ho dato del lei a Nello per 23 anni e gli do del tu ora per la prima volta... Prima di morire, mi ha chiesto: 'Vorrei sapere chi ha ucciso Angelo'". La Chiesa era piena, ma non gremita. Spiccavano i capelli bianchi. Lo ha salutato la Lazio di ieri e dell’altro ieri. Dal Gaucho Morrone a Pierluigi Pagni passando per Vincenzo Proietti Farinelli, suo compagno e collaboratore. E poi diversi suoi giocatori: Pippo Pancaro e Paolo Negro della squadra scudettata del Duemila, Giancarlo Marini a rappresentare l’epoca in cui stava cominciando da direttore sportivo, nel 1983, quando lo chiamò Giorgio Chinaglia e interruppe il rapporto professionale con Tuttosport. Wilson, Oddi e Sulfaro si erano sistemati in fondo alla chiesa, non lontani da Massimo Maestrelli, toccati dall’ennesimo lutto del mondo laziale. Non è voluto mancare Gabriele Pulici, figlio di Felice, altro grande amico di Nello, scomparso il 16 dicembre scorso. Lotito ha inviato una corona di fiori. Maurizio Manzini, arrivato durante l’omelia di padre Leonardo, ha accarezzato e adornato il feretro con una bandiera della Lazio. I legami robusti erano quelli del passato, mai dimenticati.

L’amicizia di Enrico Bendoni. La gentilezza rappresentata da Gabriella Grassi, segretaria storica della Lazio. La riconoscenza di Massimo Cragnotti, figlio di Sergio e allievo a cui Nello, quando era entrato giovanissimo nei quadri dirigenziali, aveva insegnato il mestiere di direttore generale. Perché il Professore, come lo avevano ribattezzato i tifosi negli Anni Sessanta, aveva conosciuto e studiato il calcio da ogni angolo. Centrocampista elegante, dirigente illuminato, giornalista e romanziere. Un personaggio trasversale, rispettato da tutti.


Qualcuno ha nascosto la commozione sotto gli occhiali da sole, necessari in una mattinata così calda. Paolo Negro no, alla fine del rito funebre di Nello Governato è rimasto in prima fila fuori dalla parrocchia mentre le lacrime gli solcavano il viso in segno di ringraziamento: "Mi portò alla Lazio, devo a lui la mia bella carriera. Un uomo splendido, prima ancora che direttore sportivo. Un vero signore, sempre a disposizione, è venuto a mancare un pezzo importante della mia vita". Massimo Maestrelli, figlio del compianto Tommaso, spiega in poche e semplici parole la sua grandezza: "L’ho conosciuto in tante vesti, fin dall’arrivo di babbo. Ha avuto un’eleganza straordinaria, credo sia stato il ds migliore della storia di questo club. Forse il mio giudizio è condizionato da quegli anni di successi. Ma lui ha vinto in un modo speciale, muovendosi all’interno di quei paletti fissati dai suoi valori e dalla sua educazione. Trionfare così, in un mondo pieno di sotterfugi e scorrettezze come il calcio, è sicuramente più bello". È stato un esempio da calciatore e da dirigente.

Anche come amico ha avuto pochi rivali: "Geneticamente sono figlio unico, ma nella vita ho avuto la fortuna di incontrare due fratelli...", racconta Giacomo Crosa, giornalista ed ex specialista del salto in alto. "Sono Zoff e Governato, con cui ho trascorso momenti magici e condiviso emozioni uniche. Nello era cultura e solidità morale. In fondo il compito di ognuno è proprio questo: contraddistinguersi e lasciare dei ricordi nelle persone che restano. Per questo continuerà a essere al mio fianco". Zoff, poco lontano, ribadisce il concetto: "Lo porteremo per sempre dentro di noi". Maurizio Manzini, un’altra vita biancoceleste, gli ha reso omaggio: "Ha onorato il suo soprannome, è stato 'Professore' dentro e fuori dal campo. Ci ha insegnato cosa sia lo sport, il rispetto e la voglia di non arrendersi mai". Almeno tre generazioni a commemorarlo. A Pierluigi Pagni, capitano della Lazio nei primi anni ’60, tornano in mente i ritiri insieme da compagni di squadra. "Eravamo spesso in camera insieme. Lui era tranquillo e ponderato, io un livornese esuberante, eppure la nostra è stata una splendida amicizia". Guido Vivarelli, un anno insieme a Savona, ha preso il treno delle 6 da Milano per salutarlo un’ultima volta: "Sono partito da Monza, dove abito. Era affabile e generoso". Il cantante Toni Malco lega Governato ai suoi ricordi da bambino: "Era il mio idolo, andavo a vederlo allo stadio con mio padre. Poi lo conobbi e scoprii una persona meravigliosa".



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